House of Cards, Obama e la Social TV

L’audience engagement, obiettivo dichiarato della totalità delle strategie editoriali e pubblicitarie del mondo dell’audiovisivo d’Oltreoceano, può finalmente fare affidamento su dei protagonisti in carne ed ossa. Per spiegarsi ma soprattutto per illustrare anche ai non addetti ai lavori perché da anni la social tv sia la regina incontrastata degli Upfronts, la spettacolare presentazione dei palinsesti televisivi USA.

Il merito, o la colpa se preferite, è di House of Cards, serie in onda su Netflix, in cui Kevin Spacey veste i panni di Frank Underwood, spietato capogruppo dei Democratici al Congresso, infuriato per la mancata nomina a Segretario di Stato. Un political drama così aderente alla realtà da appassionare e coinvolgere gli stessi Congressmen statunitensi, che in una sorta di strano ciclo metabolico si trovano a commentare con il “salotto buono” di Twitter gli episodi ispirati dai loro stessi atteggiamenti.

L’effetto è singolare. Sfruttando una serie che racconta gli intrighi della politica vera, la politica ha la possibilità di parlare attraverso la TV, mostrandosi al passo con i tempi e rendendo concreti, accessibili e comprensibili i propri messaggi comunicativi.

Alla vigilia della première della seconda stagione, il Presidente Obama twitta, lasciando aperto il dubbio che anche lui, come ormai moltissimi altri, si sia incollato al divano per una maratona televisiva dal 1° al 13esimo episodio.

Gli risponde con falsa ironia il Repubblicano Stockman: “avviene un attacco terroristico presso una delle nostre ambasciate e il Presidente non risponde”.

Nessun dubbio, invece, che si trovasse a lavoro Steny Hoyer, che nella vita reale ricopre lo stesso ruolo di Underwood ma per il partito repubblicano. Kevin Spacey lo stuzzica facendogli notare che il suo omonimo democratico fosse presente alla première della seconda stagione e lui risponde dicendo che fosse impegnato a contare i voti.

Gli fanno eco Chris Collins (che sfrutta una battuta del telefilm per lanciare i prodotti vinicoli della sua regione), Cory Brooker (secondo cui House of Cards è meno accurato di The West Wing ma comunque più di Scandal), Jackie Spier (che ha preso spunto dal tema di una puntata per rilanciare un provvedimento in discussione in Parlamento). Ma il premio comunicazione, non v’è dubbio, se lo aggiudica questo gruppo di parlamentari che, con la complicità del canale online di notizie Now This News, ha video-montato alcune delle battute più celebri del telefilm realizzando un auto-spot commerciale piuttosto divertente.

E poi, come in ogni cosa, c’è il risvolto della medaglia. Ovvero quando la TV sfrutta la politica per pubblicizzarsi. È il caso del tweet lanciato dall’account ufficiale del telefilm (@HouseofCards) al Senatore Schumer per chiedergli se fossero buone le costolette di maiale di Dinosaur BBQ, un ristorante che Schumer aveva appena congratulato su Twitter per la nuova apertura. A rispondere, poi, è stato lo stesso ristorante, invitando lo staff di House of Cards a provare le costolette di persona. Un episodio di comunicazione avanzata che da la misura del mondo che cambia. Per quanti di voi non lo sapessero, infatti, le costolette sono il cibo preferito di Frank Underwood.

Sulla stessa lunghezza d’onda i tweet, contenenti citazioni della serie tv, lanciati al Senatore Murphy sommerso da un arretrato di posta (“You must not lose your resolve. You will march forward even if you have to do so alone.“), al parlamentare Kizinger che commemorava il compleanno di Abraham Lincoln (“we don’t talk about birthdays”), al parlamentare Gardner che mostrava tronfio la foto del take-away post partita di football americano (“I’m feeling hungry today…”), al parlamentare Swalwell che suggeriva di servire vino della sua regione alla cena di Stato (“We’ll drink to that”). Ma anche al vice premier inglese Nick Clegg (“There are two types of vice presidents: doormats and matadors. Which do you think I intend to be?”), al leader dei laburisti inglesi Ed Milliband (“Democracy is so overrated…”) e al parlamentare laburista Karl Turner (“let the butchery begin”).

Una commistione tra finzione e realtà, dunque, che stimola, diverte, appassiona. Al punto tale che dopo l’uscita della prima stagione, l’omonimo nella vita reale di Underwood, Kevin McCarthy ha dovuto smentire in maniera lapidaria, per tramite del suo portavoce, le associazioni attribuitegli con il personaggio del piccolo schermo. E per uno che smentisce, ce n’è uno che specula. Come il responsabile comunicazione del Senatore Blumenthal, secondo cui Underwood sarebbe ispirato al congressman della passata legislatura, Tom Delay.

O come il parlamentare Courtney che spera, invece, di aggiudicarsi un’altra comparsata nei nuovi episodi della serie TV.

Una sinergia che funziona così bene da indurre gli autori di House of Cards a lanciare l’idea di un episodio crossover con un altro thriller politico di grande successo: Scandal. Se l’idea intriga voi quanto noi, vi invitiamo a cominciare la lettura della conversazione su Twitter dal fondo. Notte degli Oscar, mentre gli ospiti prendono posto, due Presidenti degli Stati Uniti d’eccezione si scattano un selfie… Benvenuti a Hollywood.